Il cristianesimo ci salverà nell'epoca della disoccupazione? - di Antonio Saccà

Gli eventi della guerra hanno circostanze sempre nuove e più gravi. Colpire i sistemi produttivi delle energie, da parte israeliana e in risposta da parte iraniana e ripromettersi ulteriore interventi distruttivi, è di una gravità incomparabile, in quanto, seppure si tornasse a navigare nello Stretto di Hormuz, gli impianti energetici avrebbero conseguenze durature mettendo a rischio l'economia mondiale. Questa è la innovazione nel conflitto, come dicevo di enormi effetti, durevoli nel tempo. 

Un altro aspetto inquietante è che non sappiamo quali armi abbiano gli iraniani e dove possono raggiungere i loro obiettivi. Il lancio di un ordigno all'incirca a 4mila chilometri di distanza, presso la postazione 'Diego Garcia' nella quale gli americani hanno importanti basi strategiche, dà il sospetto che gli iraniani abbiano possibilità di colpire ogni parte del mondo. Ciò da una parte giustifica i timori israeliani e statunitensi, ma nello stesso tempo inquieta su quello che potrebbe essere una guerra spinta alle massime attivazioni. 

Viene in rilievo anche un altro aspetto, riguardante l'agricoltura. La navigazione non è soltanto quella delle energie, bensì anche di prodotti per l'agricoltura. Un blocco di queste movimentazioni avrebbe effetti devastanti sull'agricoltura mondiale, in specie sui fertilizzanti. Insomma, quale che sia la posizione che ogni Paese intende assumere, sembra accertato che la guerra non solo durerà molto più a lungo di quanto si supponeva uccidendo le personalità che dirigevano l'Iran, non soltanto non ha avuto riscontro fino ad oggi in una sollevazione popolare contro il regime ma si incancrenisce con svolgimenti imprevisti e, bene ribadirlo in ogni caso, di lungo periodo negativo. In questi frangenti non si coglie bene l'atteggiamento dell' Europa. Innestata nella guerra ucraina e nel tentativo di indebolire la Russia, l'Europa evita di risolvere i propri problemi negandosi di acquistare energia dalla Russia come richiesto da alcuni personaggi europei. Difficile comprendere un simile atteggiamento, anche perché con il blocco delle esportazioni mediorientali la Russia è diventata la prima nazione disponibile a sanare la mancanza di energie che provengono da Paesi del Golfo. Come risolveremo le difficoltà energetiche rimane enigmatico e perché non le risolviamo acquistando dalla Russia, ora che potremmo, è ancora più enigmatico. Sembra quasi che l'Europa abbia inventato la rivalità contro la Russia per concepire di avere un ruolo mondiale o per giustificare la spesa del riarmo. In entrambi i casi sono decisioni del tutto fallimentari e cosa ne verrà lo patiremo noi europei.

Vi è la proposta del Presidente canadese di suscitare una grande unione internazionale, della quale l'Europa farebbe parte, autosufficiente rispetto agli Stati Uniti. Vedremo se questo iniziativa si attuerà.

 

Cambiando tema, ritorno alla questione epocale: l'assurdità di questi conflitti, tenuto conto che tra qualche anno la robotizzazione intelligente e la fusione nucleare produrranno estesamente per tutta l'umanità, ma come effetto drammatico disoccuperanno pressoché tutta l'umanità. Ci troveremo di fronte a un fenomeno unico: produzione senza occupazione. E qui va posta una problematica a sfondo religioso, per meglio dire etico-religioso. Come accennavo nell'articolo precedente, il capitalismo è una filiazione dell'ebraismo, dell'Antico Testamento, nel quale veniva detto che la fede in Jahvè avrebbe reso il popolo ebraico ricco e detentore delle terre. Insomma, era la fede in Jahvè (Dio) che suscitava la ricchezza, quindi se gli ebrei erano ricchi, significava che Dio aveva premiato la loro fede. Questa concezione si trapiantò nel Calvinismo, il credente doveva produrre nella speranza che lavorando in fedeltà a Dio, Dio avrebbe premiato il suo lavoro arricchendolo. Quindi, un uomo ricco era con evidenza apprezzato da Dio e premiato. La ricchezza era segno di salvezza. Il povero, non solo era povero, ma anche scalcagnato da Dio. Al dunque, la povertà era colpa, colpevole. Tutt'altra concezione nel Cristianesimo cattolico, in cui il povero veniva prediletto da  Dio e il ricco, se non favoriva il povero, dannato. Il capitalismo nella visione filosofica ed etica di Adam Smith unisce le due concezioni. L'imprenditore, colui che ha inventiva, agisce per il proprio utile, ma nell' agire per il proprio utile coinvolge gli altri, operai, collaboratori e quindi mette su l'impresa. La quale impresa ha come scopo l'arricchimento dell' imprenditore, che però senza volerlo arricchisce anche gli altri, dà lavoro, retribuisce e retribuendo a sua volta si arricchisce vendendo. È una circolarità perfetta, che nella realizzazione pratica ha generato una enorme ricchezza sociale, anche se un enorme sfruttamento. In certo senso, l'etica ebraica e l'etica calvinista confluivano nel capitalismo in maniera mondana: lavora per il tuo vantaggio e in tal modo, facendo il tuo vantaggio, farai anche il vantaggio degli altri. Come ho detto ed è incredibile non se ne tenga conto, siamo alla totale sparizione di queste concezioni o alla loro problematicità. Oggi l'imprenditore, creda o no in Jahvè, creda o no in Dio (calvinista), creda o no che il vantaggio personale sia vantaggio sociale, è fuori dalla realtà. Il vantaggio personale, si creda o no in Jahvè, in Dio, nella laboriosità dell'individuo, suscita disoccupazione. Quindi la produzione 'obbliga' alla generosità. Riemerge così il Cristianesimo cattolico, non come bontà del ricco, ma come inevitabile diffusione dell'enorme ricchezza senza lavoro. Questa è una novità millenaristica, su cui insisterò fin che posso, perché, se non la si coglie per tempo e si agisce come si sta facendo attualmente, si resta arretrati nella ideologia del profitto che porta la morte nell'umanità.

 

Vorrei aggiungere una nota del tutto personale. Sono lieto che questa ricerca quotidiana non facile abbia la collaborazione di persone che mi sostengono: Sante Blasi, con i continui dialoghi e l'ospitalità, Elisa Sachespi, con l'accuratezza formale che spesso mi suggerisce e lo scambio intellettuale, Federico Bigolo, un informatico competente che mi aiuta in un territorio per me paludoso, e Tommaso Romano, che col suo progetto ha posto il Cristianesimo all'interno di un nuovo Umanesimo in un'epoca tecnocratica.

Pin It

Potrebbero interessarti

Articoli più letti

Questo sito utilizza Cookies necesari per il corretto funzionamento. Continuando la navigazione viene consentito il loro utilizzo.