"Le Stanze di Thule", scrigno di bellezza ed eleganza del Liberty alla Casa Museo del Prof. Tommaso Romano - di Giovanni Teresi
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- Category: Scritture
- Creato: 07 Ottobre 2026
- Scritto da Redazione Culturelite
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Le Stanze di Thule sono la straordinaria casa-museo creata a Palermo dal poeta, filosofo, editore e collezionista Tommaso Romano, presidente della Fondazione Thule Cultura.
Il viaggio ideale è varcare la soglia della Casa Museo ubicata al terzo piano di un edificio palermitano e compiere un percorso iniziatico alla ricerca della mitica ed estrema isola di Thule, sottraendosi alla massificazione e alla volgarità del contemporaneo.
Le stanze di Thule sono un museo vivente e raccolgono in oltre cinquant'anni di appassionato collezionismo opere d'arte, libri rari, oggetti antichi, monili preziosi e reliquie culturali.
La disposizione e lo spirito delle stanze rappresentano l'emblema estetico della filosofia del "Mosaicosmo", concepita dallo stesso Tommaso Romano.
La Collezione Artistica riguarda la raccolta d'arte contemporanea, Avanguardie e Novecento, che comprende opere che spaziano dal Futurismo (con Depero e i futuristi siciliani) al Gruppo dei Quattro (Lia Pasqualino Noto, Renato Guttuso, Nino Franchina e Giovanni Barbera), fino alle punte della Scuola Romana e ad artisti contemporanei.
Per le testimonianze editoriali, l'archivio e gli spazi della Casa Museo custodiscono la memoria cinquantennale delle Edizioni Thule e della Fondazione Thule Cultura, riconosciute per il loro alto valore storico e documentario.
È possibile approfondire l'atmosfera del luogo attraverso il libro Viaggio nella casa di Thule (Edizioni Ex Libris) con i testi di Tommaso Romano e le immagini del fotografo Luciano Schimmenti, oppure tramite il docufilm ArcaThule dedicato a questo scrigno d'arte e di memoria.
Ogni sala ha una sua logica e una propria filosofia costitutiva che si incardina nell’articolata filosofia del Mosaicosmo all’interno della quale ogni pezzo della collezione è vivo e dialoga in sintonia con l’osservatore che diviene così parte attiva del vivere e del sentire l’arte.
Dipinti, disegni, sculture, piatti, monili, manoscritti, libri e oggettistica di vario genere, tutto raccolto attentamente e criticamente dal Prof Tommaso Romano, che, autore di centinaia di scritti, nel suo romanzo “La casa dell’Ammiraglio”, fa rivivere in pieno le sensazioni dialogiche con gli elementi d’arte con cui convive.
Pareti sempre dinamiche che riempiono lo sguardo del visitatore nella propria totalità ma che coinvolgono nella loro singola unicità, proprio come tessere che vanno a comporre, nell’insieme, un grande mosaico percettivo, il Mosaicosmo, appunto, che è poi il mosaico della propria vita.
Catti, De Maria Bergler, Sciuti, Basile, Catalano, O’Tama Kiyohara, e ancora Depero, Gianbecchina, Rizzo, Fiume, Treccani, Porzano, Caruso, Guttuso, fino ai contemporanei e viventi Togo e Madè: centinaia di firme illustri, note e meno note, che restituiscono il bene del bello assoluto.
Se per tutti Thule è l’isola bianca, l’ultima del Nord Europa indicata dalla mitologia iperborea, per Tommaso Romano invece simboleggia «un viaggio dello spirito verso l’alto, l’ignoto, l’indefinibile lontananza, verso l’inconscio».
È su questa scia che nascono, nel 1971, le Edizioni Thule e nel 2001 l’Associazione Fondazione Thule Cultura.
Oltre alla passione per i libri (se ne contano nell’appartamento oltre 15.000, oltre ai 5.000 già donati alla Biblioteca Francescana di Palermo e alle Biblioteche di Bolognetta e Ciminna) e per la storia, è soprattutto il collezionismo che definisce in modo eccezionale la vita di Romano. «Comprai il primo oggetto, una piccola potiche Liberty, all’età di 13 anni al Mercatino delle Pulci; al di là della sua bellezza ha un valore unico per me e non si sposta mai dalla sua collocazione a differenza degli altri oggetti».
Varcare la soglia delle Stanze di Thule è sempre un’esperienza nuova: sia perché è impossibile con lo sguardo cogliere l’infinità di pezzi d’arte presenti, sia perché il collezionista Tommaso Romano, volendo “far dialogare le opere”, li sposta di frequente anche per trovare la collocazione che dia giusta visibilità alla preziosità di ogni oggetto.
È un viaggio in un mondo sospeso quello che si può compiere entrando a Palazzo Moretti-Romano del 1898, di via Ammiraglio Gravina 95, che comincia già dal prendere l’ascensore: un gioiello Liberty degli anni Trenta, perfettamente funzionate, che offre i principali segni dell’Arte di quegli anni, che poi si ritroveranno nelle Stanze del terzo piano.
La casa museo, in perenne aggiornamento, è un eremo di bellezza, che tra oggettistica, mobili, quadri e non ultimi decori, le porte sono state recentemente dipinte con rappresentazioni floreali dall’artista Ilaria Caputo - raccontano di epoche culturalmente molto fertili del capoluogo e non solo.
Rispondendo all’esigenza del visitatore, possiamo dire che tra oggetti e collezionista le numerose stanze dell’appartamento hanno ciascuna una propria denominazione.
L’ingresso è la Sala d’Autunno, segue la Sala Verde o d’Inverno, una sorta di giardino d’inverno caratterizzato da ampie vetrate di fine Ottocento e da un divano veneto con poltrone Liberty.
Proseguendo si incontra il Salone Primavera o della Musica, la stanza più grande, che accoglie diverse vetrine intagliate, oltre al pianoforte di inizio ‘900, sculture, porcellane, bronzi e tappeti, e, non ultimi, il ‘Cavalletto da camera’, in velluto rosso, appartenuto a Ettore De Maria Bergler oppure la ‘Pendola da muro’ appartenuta ai Florio, ricca di simbologia esoterica.
La chicca di questa stanza è la ‘piccola Cappella’ che apre un altro scorcio ricchissimo di opere uniche, tra cui una statua della Vergine, ottocentesca, e una tela con il volto del Cristo in croce, attribuita a Giuseppe Patania.
Segue la Stanza dello Stemma o del riposo, lo Studio - Presidenza detto anche Estate, con molti dei testi scritti dal Prof. Romano - tra cui l’ultimo “La casa dell’ammiraglio” - oltre ai ritratti e opere ad olio degli antenati.
Le ultime due stanze, infine, sono interamente arredate con i libri e formano la Biblioteca Minerva, dal simbolo di Thule, corredata da mobili disegnati da Ernesto Basile e realizzati dalla fabbrica Ducrot, e la Biblioteca-Emeroteca, che conta innumerevoli volumi datati tra il ‘600 e l’800, dedicata al simbolo dell’Ippogrifo.
E poi ancora una collezione di firme autografe, più volte richieste da diversi enti, specchiere e lampadari, sculture tra cui un’opera di Antonio Ugo, gli studi di stucchi di Giuseppe Giaconia, e anche il piccolo acquerello, opera del principe-mago Raniero Alliata di Pietratagliata, donato a Tommaso Romano dallo stesso autore e che fu fonte d’ispirazione di un fortunato romanzo scritto da Bent Parodi.
«La Cultura non è erudizione è sempre confronto – dice Romano - gli oggetti hanno ciascuno una propria voce, senza andare lontano è la tesi dell’animismo; in questa casa museo si può percepire un’aura fuori dal tempo che risponde alla mia teoria del “mosaicosmo”, ovvero la ricostruzione di un microcosmo, fatto di Bellezza e ricerca, fuori dalla volgarità e dalla massificazione che caratterizza questo particolare momento storico»
Entrare e girare per le stanze è fare un giro intorno al mondo e ritornare al punto di partenza. Non ci si perde nell’attraversare l’insieme degli oggetti non esposti, ma esternazione di sentimenti, di passioni, di gioie e di dolori che solamente prendono svariate forme e trasmettono, a un pubblico attento, sensazioni quasi certamente simili a quelle che attraversano Tommaso Romano quando viene in possesso di quel soffio vitale, chiamato oggetto, che lo conquista alla sola vista.
Ma se l’uomo muore, le maschere o meglio ciò che gli oggetti rappresentano, restano e continuano a svelarci dandoci quell’immortalità cui tutti, forse, aspiriamo.
E’ da qui, iniziando da qui che la filosofia del collezionare prende anima, dall’amore della conoscenza, del bello e, in fondo, dell’eterno perché la bellezza è eternità.
Thule, l’ultima e bianca isola del Nord Europa, ben si presta a rappresentare la purezza, l’aspirazione all’ignoto, al lontano, a uno spirito pronto a elevarsi a ogni stimolo dell’inconscio. Ed è proprio nelle Stanze di Thule, Casa Museo di Tommaso Romano, che ci si perde quando si ha l’opportunità di visitarle ed è da lì che è nata l’idea di scrivere un libro-intervista, “Filosofia del collezionare”, Ex Libris.
Il Museo di Tommaso Romano non si esaurisce in un solo appartamento al terzo piano del palazzo Moretti-Romano del 1892 con rifacimenti nel 1930, in stile art decò al centro di Palermo, ma ha un’altra sua collocazione di fronte al mare di Sferracavallo, località marinara vicinissima a Palermo dove il nostro collezionista si reca spesso per immergersi nella vista del mare, fonte di gioia, respiro di conoscenza perché stimolo a viaggiare, a oltrepassare i normali confini del quotidiano.
Una delle molteplici sfaccettature dell’articolata personalità di Tomaso Romano è innanzitutto quella dell’uomo di fede ed uomo di studi e belle lettere.
Sicché, discoste le due ande finemente decorate, ci si ritrova proiettati nella dimensione solipsistica della preghiera e della meditazione. I piccoli reliquiari – con argentei ricami che incorniciano ‘petit souvenir’ di sant’Alfonso Maria Liguori e di Innocenzo XI – vi si alternano ad arredi sacri, statutaria di genere e ad un minutissimo dipinto con ‘San francesco penitente’
(la cui drammatica espressiva è direttamente conducibile ai modelli di El Greco o di Ribera), incutendo a perfezione quel memento mori sulla cui vis iettatoria-ammonitrice il Catolicesimo ha saputo edificare il suo intero impianto teleologico.
Così, il collezionismo si configura pienamente come sogno o utopia, come proiezione extrapsichica della propria tumultuante demiurgia interiore. Pulsione ideativa che, laddove avallata e coltivata con sapienza e ostinazione, finisce sempre con l’incidere in profondo la realtà contestuale con la vis penetrante di cui e foriera, lasciando tracce e segni evidenti destinati a divenire le vestigia incontestate di una intera civiltà. (Salvo Ferlito)




